> Monza romana

Dalla seconda metà del III secolo a.c. nella pianura padana si fecero sentire le mire espansionistiche dei romani che già dal 268 a.c. avevano fondato la colonia di Ariminum (Rimini). Come per altre popolazioni celtiche distribuite a nord del Po, la politica degli Isubri fu a lungo ostile ai romani, ma con conseguenze solo apparentemente rovinose. 
Monza, chiamata in epoca romana Modicia, deve la sua origine al fiume Lambro che in età romana era un fiume eminente e più rilevante di quanto non appaia oggi in quanto navigabile ed in collegamento (in direzione sud-nord ) con la strada che dall'antica Mediolanum andava ai laghi.
Il fiume in epoca romana, esondando frequentemente, si era creato un ampio letto con dune sabbiose ed isole ragion per cui i romani costruirono il Ponte d' Arena lungo il percorso del Decumano ancorando i piloni alle dune.
Il Ponte d'Arena, monumentale manufatto romano, era lungo circa 70 metri e largo 4,72 metri. I basamenti delle pile antiche si vedono quando il fiume è in secca sotto il pelo dell'acqua.
Secondo il Professore Augusto Merati, Monza si collocava sulla riva occidentale del Lambro mentre una parte del Vicus si trovava ad est del Ponte d'Arena ove furono ritrovati numerosi reperti archeologici.
Negli anni '60 - '70 grazie al Professore Mario Mirabella Roberti , sopraintendente per i Beni Archeologici della Lombardia, ed al Professore Merati, Monza concentrò su di sè e sui suoi reperti archeologici l'attenzione delle istituzioni che portò al ritrovamento dell'antico reticolo romano della città riportato su pianta. Ancora oggi si possono riconoscere le insulae (isolati) nell'assetto urbanistico di Via Mapelli, Via Bellani, Corso Vittorio Emanuele, Vicolo Bellani e Vicolo Roma.
La città era costruita intorno a due assi principali: il Cardo (Sud-Nord) e il Decumano (Est-Ovest) al cui incrocio è posta la piazza del Foro. Il Decumano partiva da Piazza Roma , probabile foro romano, in direzione ovest-est attraversando il Ponte d'Arena e girando poi a nord verso l'attuale Via Lecco. L'antico Cardo invece venne identificato nell'attuale Via San Martino in cui, oltre a resti di pavimentazione di epoca incerta, venne trovata un'ara votiva dedicata a Mercurio. Il toponimo stradale potrebbe indicare la continuità dedicatoria di questa arteria, vista l'importanza. L'iconografia lo confermerebbe: Mercurio con ali ai piedi, protettore delle strade, San Martino a cavallo, protettore dei viandanti.

I ritrovamenti archeologici

L’itinerario alla scoperta della Monza romana prende il via dalla probabile sede del Foro romano, simbolo del centro della città: Piazza Roma. Discendendo lungo l’antico Decumano, si percorre l’attuale via Vittorio Emanuele e si supera l’ottocentesco Ponte dei Leoni, per giungere sul luogo di ritrovamento di alcune arcate dell’antico Ponte d’Arena; i resti portati alla luce grazie agli scavi del 1842 sono oggi visibili attraverso una struttura trasparente di protezione. Il Ponte d'Arena, monumentale manufatto romano, in origine era lungo circa 70 metri e largo 4,72 metri. I basamenti delle pile antiche affiorano dall’acqua quando il fiume è in secca. Ritornando sui nostri passi, si attraversa nuovamente il ponte e girando subito a sinistra si imbocca la stretta via Lambro fino a raggiungere piazza Duomo. Da qui si accede al piccolo cortile porticato situato a nord del duomo, noto come "cimiterino" (ora utilizzato come ingresso al Museo e Tesoro del Duomo) nel quale sono conservati due sarcofagi di officina romana: uno detto del Buon Pastore, e l’altro di Audasia Calès, dal nome della bambina che vi era stata sepolta.
Ritornando in Piazza Duomo, osservando il portale della facciata della Basilica, si possono ammirare alcuni frammenti di un sarcofago di età imperiale romana reimpiegati nel registro inferiore della lunetta. I frammenti, inseriti con funzione decorativa, rappresentano scene di caccia, animali marini, e fregi architettonici con decorazione di carattere vegetale. Dall’ingresso laterale del Duomo si accede al giardino adiacente al Duomo in via Canonica, dove i resti di un edificio a pianta rettangolare a due absidi, rinvenuti in prossimità della riva destra del fiume e quì successivamente riposti, potrebbero rappresentare quel che rimane di un’area termale romana di un complesso residenziale più ampio.
A pochi passi dalla canonica del Duomo, nella muratura esterna dell’abside destra del Duomo, a 5 metri d'altezza, si trovano ancora una volta delle tracce di epoca romana. Nel Settecento, con l’intento di tamponare una delle finestre venne infatti inserita nella parete una stele funeraria in serizzo di epoca romana; sulla lastra è incisa una lunga iscrizione riportante i nomi dei componenti di una famiglia della fine del I sec. a.C.